martedì 31 luglio 2012

Il lupo e la luna.

Se c’è un animale che ulula veramente benissimo è sicuramente il lupo.
Gli viene quasi naturale.
Quel lunedì il lupo Pino era perseguitato da una piccola farfallina che lo inseguiva inferocita.
E tutti sappiamo quanto possano essere moleste le farfalle inferocite.
Il lupo Pino era davvero spaventato.
Ma la farfalla imperterrita lo inseguiva malevola e astiosa.
Nessuno seppe mai la ragione di questa inimicizia tra il lupo e la farfalla, ma tutti conoscevano il legame che univa il lupo alla criminalità organizzata, che decise di intervenire murando la farfallina all’interno di una colonnina di cemento.
Quanto conta, a volte, avere le amicizie giuste.


giovedì 26 luglio 2012

Il gigante e la bambina.

Lassù sui monti Luciani viveva un gigante dal nome esotico: Gigante.

Non aveva amici perché tutti lo trattavano con indifferenza facendo finta di non notarlo, e lui che si sentiva superiore non li curava, lasciandoli morire di infanzia e inimicizia.
Solo una bambina gli era amica e il suo nome era Lorezia.
Lorezia voleva un sacco di bene al gigante, ricambiata.
Si preoccupava sempre molto per lui. 
Gigante stai bene?
Vuoi un po’ di pasta?
Ti porto del maiale?
Hai fame?
Stai bene?
Hai sete?
Hai sonno?
Hai qualcosa?
Posso aiutarti in qualsiasi modo?
Hai voglia di un po’ di melanzane?
Una sogliola?
Vuoi un giornale e o un libro?
Ti porto una televisione?
Il gigante Gigante, stufo di tutte quelle domande, la schiacciò con il suo piedone.

martedì 24 luglio 2012

Loculista senza apostrofo.

C’era una volta un uomo chiamato Marionetto. Di lavoro faceva l’oculista.
Per un banale disguido all’ufficio del lavoro, però, risultava Loculista.
Tutti quanti erroneamente pensavano si occupasse di vendere loculi nei cimiteri, quando invece il povero Marionetto era specializzato in cataratte.
Che disgrazia immane.
Tutti lo chiamavano a tutte le ore per chiedere di loculi in offerta, i 3 per 2, e gli sconti famiglia.
Lui invece si intendeva di occhi.
Esasperato, indignato, furente e furetto, in preda alla disperazione, un giorno pensò bene di uccidersi tagliandosi fortemente i capelli.
E morì.
Così.

lunedì 23 luglio 2012

Ciccio marangio e le pecore scherzose

Chi non ha mai visto una pecora?
È difficile vedere un cervo, un orso bianco, una barba lunga, una locusta, un politico onesto, una rododendro: ma una pecora, che diamine, è diffusa ovunque!
Le città sono piene di pecore.
C'è gente che ne ha le tasche piene!
Insomma, vederle non è difficile, se uno è dotato di occhio e di svegliezza.
L’unico essere che in vita non riuscì a vedere una pecora era Ciccio Marangio.
Le pecore burlone che pascolavano nelle vicinanze, amavano giocare a nascondino, per cui Ciccio non le vide mai.
Finché un giorno non assunse un investigatore privato.
Questi scattò talmente tante foto alle pecore che Ciccio saltò dalla felicità, sbattendo contro una trave e morendo di trave dura, una malattia inguaribile.
Povero Ciccio.
Maledette pecore.

venerdì 13 luglio 2012

Dama Verona e il vestito senza filo.

Verona era una dama che viveva nella corte del duca Avellino da Sirmione nei pressi di Napoli.
La mamma di Verona, Genova, le aveva insegnato a cucire senza filo.
Come potesse accadere questo prodigio non è dato a sapersi.
Fatto sta che ogni vestito che confezionava con le sue mani era uno splendore ricco di magia.
Una sera Verona e Avellino da Sirmione furono invitati a Sirmione alla grande festa tenuta nella tenuta del conte Massa Carrara.
Preparò per sé un vestito lungo e per il duca un vestito lungo, dato che era inverno pieno e freddo freddo.
Così, Verona di Genova, da Napoli, partì con Avellino da Sirmione per Sirmione verso Massa Carrara.
Quella sera tutto era stupendo a parte il fulmine che colpì Verona facendola cadere rovinosamente su Avellino e provocando la tragedia che tutti noi possiamo immaginare.

mercoledì 11 luglio 2012

La mosca marrana.


Ci sono degli insetti che danno fastidio solo a pensarli.
Nella antica città di Gimmefive c’era un vecchio detto articolato ma intelligente: “mai aprire le finestre”!
La città era infatti totalmente infestata dagli insetti più brutti, molesti e grattacapi della storia recente e contemporanea.
Fior di storici appassirono alla vista di cotanti insetti.
Avevano dei pungiglioni acutissimi e lunghissimi e tutti si barricavano in casa per non farsi pigliare.
Tutti tranne Vilipendio, il giovane fabbro marocchino.
Il nostro novello Nerone bruciò l’intera città per debellare il male e insieme al male le vittime.
Un disastro di proporzioni immani ma di pregevole impatto mediatico.

martedì 10 luglio 2012

La storia del drago che visse nel paese ignifugo.

In Renania viveva un drago felice da almeno milleduecento generazioni.
Dalla felicità sputava fuoco ovunque, cosa che costrinse la gente a costruire un paese ignifugo.
Non fu facile perché il drago sputava un fuoco davvero caldo, non come i fuochi normali che si sentono in giro quando si cammina.
Questo fuoco era davvero bollente, roba che ci si poteva anche bruciacchiare.
Tutti temevano il drago, tranne Rocchino, il bimbo buono e ignifugo, che amava parlare col drago senza sosta o divieto di fermata.
Davvero un drago, il bambino che parlava col drago.
Il bimbo Rocchino gli strinse anche la zampa in segno di amicizia.
La cosa però fece infezione e il drago morì di colpo.
Proprio da un momento all’altro.
Così.

lunedì 9 luglio 2012

Il pavone vanitoso.


Un giovedì di mille anni fa, a febbario inoltrato (quasi aprile), tutti i contadini delle campagne contadine si riunirono nella più grande fiera di animali della contea.
Chi portava un gatto, chi un cane, chi un topo, chi un gallo, ma soprattutto il piccolo Chi portò un pavone.
Chi era un bambino cresciuto all’ombra del Vesuvio, quindi molto pallido ma pieno di polvere.
Chi, nome celtico di origine abruzzese, crebbe questo pavone dalle piume colorate con molto amore e pane secco.
C’era però un problema. Questo pavone se la tirava tantissimo, come fosse l’unico pavone sulla faccia della Terra, anche se mille anni fa, non è che la faccia della Terra fosse poi ancora così grande.
Eppure questo pavone si vantava e si vantava e si vantava che alla fine tutti lo lasciarono solo come un pollo.
Ma lui, essendo un pavone, ebbe una crisi d’identità e morì.

venerdì 6 luglio 2012

La regina va al mare e il re va in montagna.


Chi l’ha detto che bisogna andare sempre d’amore e d’accordo?
Chi?
Certe cose proprio non si sanno.
Nello stato di Carcassa, il re e la regina Carcassa non andavano affatto d’accordo.
Uno diceva: “Che ore sono”?
E l’altra rispondeva: “No grazie, non ho fame”.
Proprio non si capivano.
Così il re un giorno se ne andò in vacanza al mare e la regina in montagna, convinti di andare in vacanza insieme.
Bella sciocchezza!
Arrivati a destinazione non riuscivano a trovarsi.
Si cercarono e si cercarono e si cercarono ma niente.
Non ci fu verso.
Di loro non si seppe più nulla.
Anzi, si seppe qualcosina ma nulla di importante.
Quisquiglie.

martedì 3 luglio 2012

L'uccellino Oibò e la strega Vacacà.


Nel bosco Pignoletto, viveva un tenero uccellino.
Renzo Piano gli aveva progettato un nido uso abitazione, vista mare, termoautonomo, ampio parcheggio, posizionato su un ramo molto somigliante a quello che volge verso il lago di Como.
L'uccellino, sempre allegro e felice, si chiamava Oibò, poiché era continuamente triste.
Un giorno incontrò la strega Vacacà che gironzolava con la sua scopa tra gli arbusti.
L'uccellino la guardò e implorante le chiese: “Strega, mi chiamo Oibò. Potresti rendermi felice?”
La strega lo uccise a colpi di scopa dicendo: “Così impari a chiamarmi Strega! Io sono solo una dimostratrice di scope!”
Oibò fece Oibò e morì.
Poi, cadendo dal ramo si fece male e morì.

lunedì 2 luglio 2012

Di venere e di marte non si sposa e non si parte.

I proverbi hanno sempre un fondo di verità.
Chi va con lo zoppo va sano e va lontano.
Una rondine non fa una piega.
Se il buongiorno si vede dal mattino, la notte porta consiglio.
Non tutti i mali vengono al pettine.
Ma soprattutto Di venere e di marte non si sposa e non si parte.
La sposa Stefania Patata Novella volle però sposare a tutti i costi il suo sposo Rosario Macello sia di venerdì che di martedì, “tanto a me della cattiva sorte non importa poroprio nulla”, diceva, sprezzante del pericolo.
Ma avevano solo 20 anni. Era innocente e sprovveduta.
Ma i proverbi non mentono mai.
Una gran maledizione li colpì immantinente.
Furono costretti a vivere insieme fino ai 140 anni.
Stanchi, stufi e spenti, decisero di togliersi la vita insieme partecipando ad un concorso a premi con in palio una coltellata.

Translate